Fatture elettroniche verso i privati

Dall’inizio del 2019 l’adempimento della fatturazione elettronica riguarderà qualsiasi impresa o lavoratore autonomo a condizione che le cessioni di beni e le prestazioni di servizi siano effettuate tra soggetti residenti.

Le fatture in formato elettronico devono essere emesse quindi anche nei confronti dei “privati” consumatori finali, quindi non in possesso del numero di partita Iva.

Anche per i privati occorre quindi indicare il codice destinatario nel file in formato XML.

 

Tale codice rappresenta un requisito necessario al fine di effettuare correttamente l’invio  tramite il Sistema di Interscambio, del documento emesso in formato elettronico.

In questo caso l’imprenditore o il professionista deve compilare il campo “Codice destinatario” inserendo il codice convenzionale 7 zeri (“0000000”) e il campo “Codice Fiscale” inserendo il codice fiscale del proprio cliente. La mancata compilazione di uno dei due campi determina lo scarto della fattura elettronica.

 

In maniera differenti dai casi in cui il documento viene messo a disposizione del destinatario soggetto passivo ai fini Iva, il fornitore, ha l’obbligo di consegnare copia analogica/cartacea della fattura al cliente, fatta salva la possibilità di rinunciare espressamente da parte di quest’ultimo.

 

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Imposte e tasse deducibili

Ai sensi dell’art. 99 TUIR:
1. Le imposte sui redditi e quelle per le quali è prevista la rivalsa, anche facoltativa, non
sono ammesse in deduzione. Le altre imposte sono deducibili nell’esercizio in cui
avviene il pagamento.
2. Gli accantonamenti per imposte non ancora definitivamente accertate sono deducibili
nei limiti dell’ammontare corrispondente alle dichiarazioni presentate, agli accertamenti
o provvedimenti degli uffici e alle decisioni delle commissioni tributarie.
3. I contributi ad associazioni sindacali e di categoria sono deducibili nell’esercizio in cui
sono corrisposti, se e nella misura in cui sono dovuti, in base a formale deliberazione
dell’associazione.
La deduzione delle “altre imposte” avviene secondo il principio di cassa (con
qualche eccezione), ossia nel periodo d’imposta in cui è
avvenuto il pagamento anche se si tratta di tributi di competenza di altri esercizi.

Quali imposte sono indeducibili ?

– Le imposte sul reddito (IRPEF, IRES, loro imposte sostitutive, ecc.);
– Le imposte per le quali è prevista la rivalsa (ad esempio l’IVA).
Per l’IVA, è stabilito come regola generale la sua indeducibilità ai fini delle imposte
sul reddito. C’è tuttavia da considerare l’ipotesi in cui l’IVA è indetraibile. In tal caso essa
diviene deducibile “indirettamente” in quanto, portata ad incremento del costo del bene cui si
riferisce. E’ il caso, ad esempio, di chi opera in regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile
(ex minimi), i quali NON applicano l’IVA sulle fatture emesse e per i quali diviene “indetraibile”
l’IVA assolta sugli acquisti. Per tali soggetti l’IVA pagata sugli acquisti, diviene un onere
“deducibile” dal reddito d’impresa, insieme al costo del bene cui l’IVA stessa si riferisce.

Sono deducibili IMU e TASI ?

Ai sensi del comma 1 art. 14 D. Lgs. n. 23/2011:
“L’imposta municipale propria relativa agli immobili strumentali è deducibile ai fini della
determinazione del reddito di impresa e del reddito derivante dall’esercizio di arti e
professioni nella misura del 20 per cento. La medesima imposta è indeducibile ai fini
dell’imposta regionale sulle attività produttive.”

E’ deducibile quindi (NO ai fini IRAP) dal reddito d’impresa/lavoro autonomo l’IMU versata sugli
immobili strumentali. La deducibilità è ammessa nei limiti del 20% dell’onere.
A differenza dell’IMU, per la TASI non è prevista alcuna limitazione. Pertanto la TASI assolta sugli
immobili strumentale è deducibile (al 100%) sia ai fini IRPEF ed IRES sia ai fini IRAP.

Affinché si abbia diritto a dedurre IMU e TASI è necessario che i due tributi siano stati assolti
con riferimento ai c.d. “immobili strumentali”. A tal proposito si ricorda che si definiscono tali:
– gli immobili utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’arte o professione o
dell’impresa commerciale da parte del possessore (immobili strumentali per
destinazione); gli immobili strumentali per destinazione, sono quelli che, a prescindere
dalla loro classificazione catastale, vengono utilizzati esclusivamente dall’imprenditore
quali beni strumentali per l’attività d’impresa. L’utilizzo esclusivo ai fini dell’esercizio
dell’attività d’impresa è basilare; qualora l’immobile venga locato o utilizzato in modo
promiscuo, non può più essere considerato strumentale per destinazione;
– gli immobili che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione
senza radicali trasformazioni, anche se dati in locazione o comodato (immobili
strumentali per natura). Gli immobili strumentali per natura sono quelli appartenenti
alle categorie catastali:
• B (unità immobiliari per uso di alloggio collettivo);
• C (unità immobiliari a destinazione ordinaria commerciale e varie);
• D (immobili a destinazione speciale);
• E (immobili a destinazione particolare);
• A/10 (uffici e studi privati) a condizione che quest’ultima classificazione risulti
nella licenza o concessione edilizia anche in sanatoria.

L’imposta di registro è deducibile ?

L’imposta di registro è deducibile secondo il principio di cassa.
Se l’imposta di registro ha valenza pluriennale, allora occorre capitalizzarla (ad
esempio nel caso di acquisto di azienda);
Nel caso di acquisto di un bene immobile (es. terreno o fabbricato) è imputata come
onere accessorio;
La spesa per la registrazione di un contratto pluriennale di locazione
sostenuta in un’unica soluzione è deducibile interamente nell’esercizio del
pagamento

Sanzioni e interessi sulle imposte sono deducibili ?

Poiché, la sanzione è volta a punire una violazione tributaria del contribuente,
l’Agenzia delle Entrate non ne ammette la conseguente deducibilità.
secondo la Circolare n. 42/E/2005 “Mancando le sanzioni di qualunque nesso funzionale con l’attività
aziendale, esse rispondono per definizione ad una finalità repressiva e
preventiva del comportamento illecito che esula dalla sfera imprenditoriale”
Gli interessi da ravvedimento operoso, gli interessi per ritardato pagamento e gli nteressi passivi sulle somme dovute a seguito di accertamento
tributario sono da ritenersi deducibili.
I contribuenti che optano per il versamento dell’IVA trimestrale, versano una maggiorazione del
1% a titolo di interessi. Tali interessi NON sono deducibili (comma 11 art. 66 DL n. 331/93).

 

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Cos’è la trasmissione telematica dei corrispettivi della grande distribuzione

Le imprese che operano nel settore della grande distribuzione possono, su opzione, trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate l’ammontare complessivo dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi effettuate.

Come fare l’opzione per la trasmissione telematica

La trasmissione telematica dei corrispettivi costituisce una facoltà da esercitare con opzione.
Se non si è preliminarmente comunicata la propria scelta all’Agenzia delle Entrate tramite la compilazione – nel tracciato telematico – dei campi riservati ad accogliere i dati identificativi del contribuente e di quello relativo alla “adesione alla trasmissione telematica”, non si può procedere con il primo invio dei corrispettivi
Sono esonerati dalla comunicazione di adesione “preventiva” coloro che hanno già esercitato l’opzione per la trasmissione telematica dei corrispettivi e hanno già effettuato gli invii sulla base delle vecchie modalità e tempistica (definite con il provvedimento dell’8 luglio 2005).
L’adesione vale per un intero periodo d’imposta ed è tacitamente rinnovata di anno in anno, a meno che all’inizio del nuovo periodo di imposta non viene comunicata la revoca. Se l’opzione è esercitata nel corso del periodo d’imposta, le imprese devono trasmettere anche i corrispettivi relativi ai mesi precedenti alla scelta.
Soltanto quando l’impresa cessa tutti i punti vendita in corso d’anno, venendo meno il requisito oggettivo, è possibile operare la revoca alla trasmissione telematica dei corrispettivi anche in corso d’anno. In ogni caso, l’impresa deve comunicare la propria scelta all’Agenzia delle Entrate, compilando lo specifico campo relativo alla “revoca alla trasmissione telematica”.

Come avviene la trasmissione telematica dei corrispettivi

La trasmissione telematica dei corrispettivi deve avvenire:
– distintamente per ogni punto vendita e per ciascuna giornata, secondo le specifiche tecniche allegate al provvedimento 12 marzo 2009;
– riguarda tutti i corrispettivi delle cessioni di beni e/o delle prestazioni di servizi relative a un mese solare;
– deve essere effettuata anche per le giornate in cui vi sia assenza di corrispettivi;
– va effettuata entro il 15° giorno lavorativo successivo alla scadenza del mese di riferimento.
La trasmissione dei dati può essere effettuata direttamente tramite il servizio telematico Entratel o Internet oppure avvalendosi di un intermediario abilitato a Entratel. Prima dell’invio, va verificata, con i software di controllo disponibili gratuitamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate, la congruenza dei dati da trasmettere con quanto previsto dalle specifiche tecniche.
La trasmissione dei dati si considera effettuata nel momento in cui è completata, da parte dell’Agenzia delle Entrate, la ricezione del file contenente i dati, salvo che il file non sia stato scartato dal sistema (in questo caso, i motivi che hanno prodotto lo scarto sono comunicati, sempre in via telematica, a chi ha trasmesso il file, che è tenuto a riproporne la corretta trasmissione entro i 5 giorni lavorativi successivi alla comunicazione di scarto).
L’Agenzia delle Entrate attesta l’avvenuta trasmissione dei dati tramite una ricevuta, contenuta in un file munito del codice di autenticazione per il servizio Entratel o del codice di riscontro per il servizio Internet.
Le ricevute sono rese disponibili in via telematica entro i 5 giorni lavorativi successivi a quello del corretto invio del file all’Agenzia delle Entrate. Per ogni mese, i contribuenti interessati devono inviare una sola comunicazione.

Chi può trasmettere telematicamente i corrispettivi

Possono avvalersi della facoltà le imprese che:
– appartengono al settore della grande distribuzione (articolo 4, comma 1, lettere e) ed f) del Dlgs n. 114/1998);
svolgono attività commerciale di servizi.
Pertanto, l’esercizio dell’opzione riguarda le imprese che hanno “più punti vendita” nel territorio dello Stato, di cui almeno uno con:
– superficie superiore a 150 metri quadri nei comuni con popolazione residente inferiore a 10mila abitanti
– superficie superiore a 250 metri quadri nei comuni con popolazione residente superiore a 10mila abitanti.
Sono, inoltre, considerate “di grande distribuzione commerciale” le imprese che, indipendentemente dalla superficie dei punti di vendita, fanno parte di un gruppo societario (ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile) che opera con più punti di vendita sul territorio nazionale e che realizza un volume d’affari annuo aggregato superiore a 10 milioni di euro.
Non possono usufruire della trasmissione dei corrispettivi:
– le imprese che operano con un solo punto vendita, sebbene questo abbia le dimensioni prescritte dalla norma anche quando vi svolgano sia un’attività di cessione di beni sia di prestazione di servizi (è, ad esempio, il caso di un’azienda che, in un unico punto vendita, esercita un’attività di cessione di beni e ha un punto di ristoro);
– le imprese che operano con più punti vendita di cui nessuno ha le dimensioni richieste.

 

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