Regole per l’emissione delle note di credito

Come la fattura, anche la nota di credito deve contenere alcuni dati obbligatori, essenziali affinché sia valida e non si incorra in errori e sanzioni. Nello specifico, devono essere indicati:
– dati del cedente, compresa la partita iva
– dati del cessionario, compresa la partita iva
– numero e data del documento
– descrizione del bene o del servizio erogati
– prezzo
– importo
– IVA
La numerazione e la cronologia delle note di debito e/o credito può seguire quella delle fatture attive. in questo modo è più agevole avere un riscontro temporale. In alternativa, si può creare un registro a parte con la numerazione propria dei documenti fiscali di credito e/o debito.
La nota di credito deve essere emessa nell’anno in cui si viene a conoscenza della variazione intervenuta.
Se quindi l’operazione di riferimento è del 2021 ma la condizione che determina l’emissione della nota di credito si verifica nel 2022, la stessa dovrà essere emessa nel 2022.

Dal punto di vista IVA, se:
è trascorso meno di un anno dall’operazione principale, la nota credito emessa dovrà riportare l’IVA;
è trascorso più di un anno dall’operazione principale che va rettificata, la nota di credito non dovrà riportare l’IVA.
È possibile usufruire del diritto al recupero dell’imposta in tre tipologie di situazioni, disciplinate dai commi 2 e 3 dell’art.26:
nel caso in cui si verifichi una causa di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili, che incidono sul rapporto contrattuale e produrre il venir meno del titolo negoziale;
nel caso di concessione da parte del cedente/prestatore di sconti o abbuoni previsti da contratto;
nel caso in cui il venir meno dell’operazione soggetta ad imposta trae origine da un accordo sopravvenuto tra le parti volto a modificare le pattuizioni contenute nell’accordo originario, ovvero dipenda da inesattezze della fatturazione ed errori materiali o di calcolo.

A seconda di tali casi, l’emissione della nota credito può essere soggetta o meno a limiti temporali:
nei casi descritti ai punti 1 e 2, l’emissione può avvenire senza alcun limite di tempo;
nei casi riportati al punto 3, l’emissione deve avvenire entro 1 anno dall’emissione della fattura a cui si fa riferimento (ad esempio, nel caso di sconti e abbuoni non disciplinati da un contratto tra le parti ma sopravvenuti successivamente, o nel caso di errata fatturazione, ossia di una variazione necessaria per correggere un errore, per esempio di quantità o prezzo, nella fattura di riferimento).
Se la variazione si riferisce ad una fattura di anni precedenti e quindi la nota di credito deve essere emessa oltre il termine dell’anno previsto, in tal caso la nota di variazione deve essere fuori campo IVA e, dunque, il suo importo deve far riferimento solo all’imponibile.

Il recupero dell’Iva deve rispettare il termine imposto dalla normativa (art. 19, comma 1, D.P.R. n. 633/1972 modificato dall’art. 2 del D.L. n. 50/2017), pena la decadenza dal diritto di detrazione. Questo significa che se anche la nota di credito potrà essere emessa senza alcun limite temporale, il cedente o prestatore potrà detrarne l’imposta a condizione che la rettifica sia operata, al più tardi, entro il termine di invio della dichiarazione IVA dell’anno in cui è sorto il diritto di detrazione (“il diritto alla detrazione dell’Iva sorge nel momento in cui l’imposta diviene esigibile, ossia alla data in cui l’operazione si considera effettuata ai fini Iva”).
La normativa di riferimento sull’emissione di note di variazione iva è il Decreto del Presidente della Repubblica 633/1972 (art. 26).

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