Detrazione Iva e fatture elettroniche

L’articolo 19 del DPR n° 633/72 stabilisce le regole per la detrazione dell’IVA pagata per le operazioni passive, specificando che
“Il diritto alla detrazione dell’imposta relativa ai beni e servizi acquistati o importati sorge nel momento in cui l’imposta diviene esigibile ed è esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa all’anno in cui il diritto alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo”

Accanto al DPR n° 633/72 occorre  anche considerare il DPR n 100/98 articolo 1 comma 1, in cui si specifica che chi ha ricevuto e annotato, entro il 15 del mese successivo, fatture elettroniche relative ad operazioni eseguite nel mese precedente, può esercitare il diritto alla detrazione con riferimento alla liquidazione periodica del mese precedente.
Possono infatti intercorrere diversi giorni da quando vengono effettuate le operazioni, emesse le fatture elettroniche e ricevute dal destinatario e quindi questo articolo assicura di poter far slittare la detrazione al mese di effettuazione dell’operazione, aspettando quanto necessario.

Affinchè la detrazione dell’IVA sulle fatture elettroniche possa avvenire si devono compiere due aspetti fondamentali: quello sostanziale e quello formale. I presupposti sostanziali corrispondo all’effettuazione dell’operazione. Mentre quelli formali sono relativi al “possesso di una valida fattura di acquisto”. Entrambi sono previsti dalla Direttiva n°2006/112/CE e specificata anche nella Circolare n°1/E/2018 dell’Agenzia delle Entrate.
Nel processo della fatturazione elettronica, la e-fattura è considerata ricevuta, quando è stata correttamente recapitata all’indirizzo telematico del cessionario. Solo da quel momento in poi è possibile l’esercizio della detrazione, perché i presupposti sostanziali e formali si sono verificati.

Nell’articolo 25 del DPR 633/10972, che tratta l’annotazione degli acquisti, dal primo gennaio 2019 è stato abolito ‘obbligo della protocollazione delle fatture elettroniche di acquisto. É stato abolito perché con la e-fattura, l’adempimento è compiuto tramite il Sistema di Interscambio. In pratica è possibile ricevere delle fatture elettroniche, datata inizio mese, che il Sistema di Interscambio andrà a protocollare entro il 15 del mese in corso. Successivamente poi potrebbero arrivare delle fatture relative al mese precedente.

Occorre inoltre ricordare  l’articolo 19 del DPR n 633/72, che specifica che  il termine ultimo per la detrazione dell’IVA nelle fatture elettroniche : “il diritto alla detrazione IVA può essere esercitato con riferimento all’anno solare nel corso del quale l’imposta è divenuta esigibile, al più tardi con la corrispondente dichiarazione annuale” .

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Fatture elettroniche : novità per il 2021

 

Dal 1° ottobre 2020  cambia il tracciato XML delle e-fatture, così come le specifiche tecniche per la compilazione. Il passaggio alla fattura elettronica “evoluta” sarà obbligatorio a partire dal 2021, mentre resta facoltativo l’utilizzo del nuovo standard tecnico fino a fine anno. L’obiettivo è far arrivare al Fisco dati più dettagliati e completi, utili per supportare l’avvio della dichiarazione precompilata per le partite IVA.

La versione 1.6.1 delle specifiche tecniche per la fatturazione elettronica, aggiornata il 20 aprile 2020, cambia il maniera sostanziale il tracciato XML vigente, introducendo nuove tipologie di documenti, nuovi codici natura ed informazioni più dettagliate.

Tale cambiamento è fondamentale per recepire le istanze di operatori ed associazioni di categoria e per rendere più fattibile l’operazione della precompilata per le partite IVA a partire dal 2021.

Le nuove specifiche ed il tracciato XML saranno obbligatori dal 1° gennaio prossimo, mentre nel periodo compreso tra il 1° ottobre ed il 31 dicembre vi sarà una sorta di periodo transitorio, per consentire a tutti di adeguarsi alle nuove regole tecniche.

Fattura elettronica, nuovi codici “Natura”

Sono i nuovi codici natura uno degli elementi che consentiranno all’Agenzia delle Entrate di predisporre le dichiarazioni precompilate IVA.

Infatti dal 1° gennaio 2021 partirà infatti il servizio sperimentale di predisposizione dell bozze dei registri IVA e delle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA. Il servizio sarà predisposto anche mediante i dati delle fatture elettroniche trasmesse al SdI. Dal 1° ottobre, ed obbligatoriamente dal 1° gennaio 2021, vengono introdotti nuovi codici natura, che consentiranno di evidenziare nel file XML della fattura i casi di esenzione o non imponibilità IVA.

Il codice N2 si scinde in:

N2.1: non soggette ad IVA ai sensi degli artt. Da 7 a 7-septies del DPR 633/72;
N2.2: non soggette – altri casi.

Il codice N3 invece viene suddiviso in ulteriori specifici fattispecie relative ad operazioni non imponibili:

N3.1 non imponibili – esportazioni;
N3.2 non imponibili – cessioni intracomunitarie;
N3.3 non imponibili – cessioni verso San Marino;
N3.4 non imponibili – operazioni assimilate alle cessioni all’esportazione;
N3.5 non imponibili – a seguito di dichiarazioni d’intento;
N3.6 non imponibili – altre operazioni che non concorrono alla formazione del plafond.
Anche il codice N6 relativo alle operazioni in reverse charge viene dettagliato in base alla specifica operazione:

N6.1 inversione contabile – cessione di rottami e altri materiali di recupero;
N6.2 inversione contabile – cessione di oro e argento puro;
N6.3 inversione contabile – subappalto nel settore edile;
N6.4 inversione contabile – cessione di fabbricati;
N6.5 inversione contabile – cessione di telefoni cellulari;
N6.6 inversione contabile – cessione di prodotti elettronici;
N6.7 inversione contabile – prestazioni comparto edile e settori connessi;
N6.8 inversione contabile – operazioni settore energetico;
N6.9 inversione contabile – altri casi.

Fattura elettronica, nuovi codici “TipoDocumento”

Nelle nuove specifiche tecniche aumentano anche le tipologie di documenti che sarà possibile trasmettere al SdI. Nascono nuovi codici “TipoDocumento”, tra cui quello relativo ai documenti per le operazioni verso operatori esteri.

Accanto al codice TD01, da utilizzare per l’invio delle fatture estere, debuttano dal 4 maggio 2020 i seguenti:

TD17 Integrazione/autofattura per acquisto servizi dall’estero;
TD18 Integrazione per acquisto di beni intracomunitari;
TD19 Integrazione/autofattura per acquisto di beni ex art.17 c.2 DPR 633/72.
La possibilità di inviare le integrazioni e le autofatture consentirà di superare l’invio dell’esterometro.

Un’innovazione per la quale si attendono ulteriori indicazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, ma che rappresenta certamente una piccola semplificazione nel mare magnum degli adempimenti a carico delle partite IVA.

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Come e quando stampare il libro giornale

 

Il libro giornale e il libro inventari possono essere conservati senza effettuare la stampa entro il termine di tre mesi decorrenti dalla scadenza prevista per l’invio della dichiarazione dei redditi.

Con il Decreto Crescita sono state introdotte novità relative alle modalità di tenuta dei registri contabili con sistemi meccanografici. Con tale provvedimento  è stata estesa anche al libro giornale ed inventari, la deroga all’obbligo di stampa degli stessi già prevista con riferimento ai soli registri IVA. Il riferimento normativo è l’art. 7 c. 4 quater del D.L. 10.6.1994 n. 357 convertito con modificazioni dalla L. 8.8.1994 n. 489 che trattò della semplificazione degli adempimenti. Precisamente è disposto che, a tutti gli effetti di legge, la tenuta di qualsiasi registro contabile con sistemi meccanografici è considerata regolare anche in difetto di trascrizione su supporti cartacei.

Alla luce delle ultime novità  e’ possibile adempiere all’obbligo di stampa del libro giornale in 3 diversi modi:

1. stampa e conservazione cartacea (imposta di bollo 16 euro ogni 100 pagine con marca da bollo fisica da acquistare prima della stampa). Si tratta della cosi detta tenuta tradizionale del libro giornale.

2. conservazione sostitutiva del libro giornale che richiede la firma digitale e la marcatura temporale (il bollo viene assolto con il pagamento di Euro 16 ogni 2.500 scritture di contabilità). Si tratta della conservazione sostitutiva .

3. in forza delle modifiche apportate con il Decreto Crescita (D.L. 34/2019) è stato aggiunto il comma 4-quater all’art. 7 del D.L. 10 giugno 1994, n. 357 che prevede un’espressa deroga all’obbligo di stampa di cui al comma 4-ter: vi è la possibilità di non stampare su carta il libro giornale ma di memorizzarlo in un file (es. file formato pdf); il bollo secondo lo studio del CNDC sembra sia più corretto assolverlo pagando 16 euro ogni 2.500 registrazioni tramite F24 on line entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio – 30.4 oppure 29.04 in caso di anno bisestile . Sembrerebbe che l’imposta di bollo possa pagarsi anche in funzione del numero delle pagine virtualmente stampate – 16 Euro ogni 100 pagine – con versamento con F23.

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Novità libri contabili e imposta di bollo

Novità Decreto Crescita per stampa libri contabili

IL Decreto Crescita ha previsto che dal 30 giugno 2019 è possibile tenere “solamente con sistemi elettronici” qualsiasi registro contabile, purché in caso di accesso, ispezione o verifica gli stessi risultano aggiornati sui predetti sistemi elettronici e vengono stampati a seguito della richiesta avanzata dagli organi procedenti ed in loro presenza.

Dalla data indicata, la stampa cartacea dei libri contabili sarà necessaria soltanto all’atto del controllo e su richiesta ampliando così la possibilità, attualmente prevista per i soli registri IVA, a tutti i registri contabili che potranno essere aggiornati con sistemi elettronici su qualsiasi supporto.

Imposta di bollo su libri contabili

Le modalità di assolvimento dell’imposta di bollo sono diversamente disciplinate in funzione del fatto se la contabilità è tenuta in modalità cartacea, ovvero su supporto informatico. Per i registri e libri tenuti su supporto cartaceo, l’imposta è dovuta ogni 100 pagine o frazione di pagine nella misura di 16,00 euro per le società che versano la tassa di concessione governativa in misura forfettaria. Euro 32,00 euro per tutti gli altri soggetti.
In tal caso l’imposta può essere assolta con due diverse modalità:
– attraverso il pagamento ad intermediario convenzionato con l’Agenzia delle entrate, il quale rilascia apposito contrassegno;
– mediante pagamento tramite modello F23.
L’imposta, in tal caso, va versata prima dell’utilizzo del libro o di ciascun blocco di 100 pagine.

Imposta di bollo su libri contabili con strumenti informatici

Per la contabilità tenuta con strumenti informatici, l’imposta è dovuta ogni 2.500 registrazioni o frazioni di esse, nella medesima misura indicata per la contabilità analogica.
Come evidenziato dalla risoluzione dell’Agenzia delle entrate 9 luglio 2007, n. 161/E, per “registrazione” si deve intendere ogni singolo accadimento contabile, a prescindere dalle righe di dettaglio. Pertanto, se si guarda al libro degli inventari per accadimento contabile deve intendersi la registrazione relativa a ciascun cespite, mentre per il libro giornale il concetto di registrazione va riferito ad ogni singola operazione rilevata in partita doppia, a prescindere dalle righe di dettaglio interessate.
In ipotesi di tenuta e conservazione digitale della contabilità, l’art. 6 del D.M. 17 giugno 2014 prevede che l’imposta sia assolta in un’unica soluzione e in via esclusivamente telematica, mediante modello F24 online.

Tempi per il versamento dell’imposta di bollo

Ai sensi del comma 2 del cit. art. 6 “il pagamento dell’imposta relativa alle fatture, agli atti, ai documenti ed ai registri emessi o utilizzati durante l’anno avviene in un’unica soluzione entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio”. L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 28 aprile 2015, n. 43/E ha stabilito che per “anno” si deve intendere l’anno solare e l’imposta va calcolata in relazione a tale periodo. Ne consegue che, in applicazione delle disposizioni introdotte con il D.M. 17 giugno 2014, il versamento relativo ai documenti informatici emessi o utilizzati nell’anno deve essere effettuato entro il 30 aprile.

Apprendistato : vantaggi normativi ed economici

Benefici dell’apprendistato

I benefici possono essere classificati in:

1) incentivi contributivi, che si traducono nella possibilità di ridurre il costo del lavoro in caso di assunzione dell’apprendista.

2) incentivi normativi ed economici, che consentono al datore di lavoro di fruire di norme di maggior favore in caso di assunzione di un apprendista come: – il non computo nell’organico; – il sottoinquadramento

Applicazione delle norme sulla previdenza e assistenza sociale obbligatoria per gli apprendisti.

Per gli apprendisti l’applicazione delle norme sulla previdenza e assistenza sociale obbligatoria si estende alle seguenti forme:

a) assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;

b) assicurazione contro le malattie;

c) assicurazione contro l’invalidità e vecchiaia;

d) maternità;

e) assegno familiare;

f) assicurazione sociale per l’impiego

Contribuzione a carico dell’apprendista e del datore di lavoro ?

Il datore di lavoro in occasione della corresponsione della retribuzione all’apprendista effettuerà una trattenuta contributiva (a carico dell’apprendista) per l’assicurazione IVS nella misura del 5,84%. La contribuzione complessiva dovuta dall’azienda è pari all’ 11,61%,

Pensione per gli apprendisti

Nonostante la minor contribuzione gli apprendisti maturano la propria posizione contributiva in modo totale come qualsiasi lavoratore dipendente. Tale gestione è rinvenibile dal combinato disposto del’art. 1, co. 10 L.335/1995 e dall’art. 37, co. 3, lett. d) della L. 88/1989. Infatti, mentre quest’ultima norma afferma: “Sono a carico della gestione: (…) d) gli oneri derivanti dalle agevolazioni contributive disposte per L. in favore di particolari categorie, settori o territori ivi compresi i contratti di formazione-lavoro, di solidarietà e l’apprendistato e gli oneri relativi a trattamenti di famiglia per i quali è previsto per L. il concorso dello Stato o a trattamenti di integrazione salariale straordinaria e a trattamenti speciali di disoccupazione di cui alle leggi 5 novembre 1968, n. 1115 , 6 agosto 1975, n. 427 , e successive modificazioni ed integrazioni, o ad ogni altro trattamento similare posto per L. a carico dello Stato”. Mentre la L. 335/1995, all’art. 1, co. 10 recita “Per gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, l’aliquota per il computo della pensione è fissata al 33%”.

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Indennità di maternità : come calcolarla

Calcolare l’indennità di maternità

Le lavoratrici (e i lavoratori nei casi previsti dalla legge) hanno diritto a una indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione per tutto il periodo di congedo di maternità (ex astensione obbligatoria). L’indennità è comprensiva di ogni altra indennità spettante per malattia (artt. 22 e 23, D.Lgs. 26.3.2001, n. 151). Le lavoratrici e i lavoratori hanno diritto, altresì, per i periodi di congedo parentale (ex astensione facoltativa):

a) fino al 3° anno di vita del bambino, a un’indennità pari al 30% della retribuzione, per un periodo massimo complessivo tra i genitori di 6 mesi;

b) fuori del caso di cui alla lettera a), fino al compimento dell’8° anno di vita del bambino, e comunque per il restante periodo di congedo parentale (ex astensione facoltativa), a un’indennità pari al 30% della retribuzione, nell’ipotesi in cui il reddito individuale dell’interessato sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria.l’indennità giornaliera di maternità compete per i seguenti periodi:

a) i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (art. 16, co. 1, lett. a), D.Lgs. 151/2001);

b) l’eventuale periodo intercorrente tra la data presunta del parto e la data effettiva del parto. Il giorno del parto deve essere considerato neutro. Infatti, non si deve considerare né nell’astensione ante partum, né in quella post partum essendo considerato il dies a quo (art. 16, co. 1, lett. b), D.Lgs. 151/2001);

c) i 3 mesi successivi alla data effettiva del parto. L’inizio del periodo di astensione obbligatoria dopo il parto decorre dal giorno successivo alla data del parto stesso (art. 6 del regolamento di esecuzione); i 3 mesi si computano secondo calendario.

Qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, i giorni non goduti di astensione obbligatoria (congedo di maternità) prima del parto vengono aggiunti al periodo di astensione obbligatoria (congedo di maternità) dopo il parto.

 

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Comunicare la malattia nel rapporto di lavoro

Come avviene la comunicazione della malattia ?

In generale i contratti collettivi obbligano il lavoratore ammalato a comunicare al datore di lavoro l’assenza. Normalmente i CCNL stabiliscono termini e modalità per la comunicazione che, in assenza di norme, deve essere effettuata tempestivamente anche a mezzo telefono.

La mancata comunicazione non comporta effetti sull’indennità di malattia, ma può determinare l’applicazione di una sanzione disciplinare.
Il lavoratore, in caso di omessa comunicazione, può provare di essersi trovato nell’impossibilità di adempiere.

Come deve avvenire la certificazione della malattia ?

Per poter fruire dell’indennità il lavoratore deve documentare la malattia mediante certificazione sull’inizio e la durata presunta della stessa ( art. 3 L. 33/1980 ). Il certificato deve essere rilasciato dal medico curante in duplice copia, su apposito modulo a lettura ottica (dal 1°.1.1992: D.M. 30.9. 1991 ) . Una copia è il certificato di diagnosi, l’altra è l’attestazione della durata presunta della malattia (prognosi). L’indennità spetta per la durata della malattia (prognosi) indicata nel certificato e in caso di prosecuzione della stessa il lavoratore deve produrre un apposito certificato. L’indennità di malattia non spetta per i giorni non documentati da idonea certificazione. La mancata comunicazione della malattia, da parte del lavoratore, è motivo sufficiente per procedere (dopo aver osservato la relativa procedura) al licenziamento per giusta causa salvo che il lavoratore non provi rigorosamente che l’omesso o il ritardato invio del certificato medico sia stato causato da un serio e apprezzabile motivo .

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Malattia e retribuzione

Cosa accade in caso di “inidoneità fisica sopravvenuta” durante il rapporto di lavoro ?

Se la perdita della capacità lavorativa (parziale o totale) non è di durata temporanea, ma indeterminata o indeterminabile, non si tratta di malattia. Se l’inidoneità fisica è totale (oppure parziale, ma senza l’interesse del datore di lavoro a ricevere un adempimento non completo) può essere richiesta la risoluzione del rapporto in base alle regole civilistiche (artt. 1463). Nel caso in cui l’impossibilità parziale causi la risoluzione, il lavoratore non può nemmeno chiedere lo svolgimento di altre mansioni compatibili al suo stato . Spetta al datore di lavoro dimostrare il nesso tra inidoneità e pregiudizio al regolare svolgimento dell’attività aziendale, secondo i criteri che stanno alla base del giustificato motivo oggettivo di licenziamento. L’accertamento della inidoneità fisica deve essere effettuato presso le strutture pubbliche della medicina del lavoro

Cosa è “indennità di malattia” ?

In caso di malattia, se la legge non stabilisce forme equivalenti di previdenza o di assistenza, è dovuta al prestatore di lavoro la retribuzione o un’indennità nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali, dagli usi o secondo equità (art. 2110 c.c.). Il lavoratore assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto, secondo le modalità stabile dalla legge (R.D.L. 1825/1924) e dalla contrattazione collettiva e ha diritto a un trattamento economico per il periodo di durata della malattia.

Cosa è il comporto ?

Soluzione (S5H) : Durante la malattia il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto per il tempo determinato dalla legge, dai contratti collettivi, dagli usi o secondo equità. Decorso tale termine il datore di lavoro ha diritto di recedere dal contratto, dando il regolare preavviso. Il termine di conservazione del posto è praticamente stabilito dai contratti collettivi che in generale ne fissano la durata a seconda dell’anzianità di servizio oppure della qualifica. Il comporto “secco” è’ il periodo massimo di conservazione del posto in presenza di un’unica malattia ed è previsto da tutti i contratti collettivi.

Il comporto per sommatoria e’ il periodo massimo di conservazione del posto in presenza di più episodi morbosi. Anch’esso di norma è determinato dai contratti collettivi, sicché in tal caso il periodo deve essere determinato dal giudice in via equitativa.

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Calcolare le detrazioni per lavoro dipendente

A chi spettano le detrazioni d’imposta per lavoro dipendente ?

Spettano esclusivamente ai contribuenti titolari:

Di redditi di lavoro dipendente (art. 49 del TUIR), escluse le pensioni;

Dei seguenti redditi assimilati al lavoro dipendente (art. 50 co. 1 del TUIR):

Compensi dei soci lavoratori delle cooperative;

Indennità e compensi percepiti a carico di terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti in relazione a tale qualità;

Borse di studio e assegni di formazione professionale;

Compensi percepiti per rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;

Remunerazioni dei sacerdoti;

Prestazioni pensionistiche erogate da forme di previdenza complementare;

Compensi percepiti dai lavoratori socialmente utili.

Come si calcolano i periodi per la detrazione da lavoro dipendente ?

Per la detrazione da lavoro dipendente il periodo di lavoro nell’anno deve essere computato a giorni.

I giorni per i quali spetta la detrazione coincidono con quelli che hanno dato diritto alla retribuzione che è stata assoggettata a ritenuta;

Si devono in ogni caso comprendere le festività, i riposi settimanali e gli altri giorni non lavorativi. Mentre vanno sottratti i giorni per i quali non spetta alcuna retribuzione (ad esempio, in caso di assenza per aspettativa senza corresponsione di assegni);

Nessuna riduzione va effettuata in caso di particolari modalità di articolazione dell’orario di lavoro. Ad esempio, il part time orizzontale, verticale o ciclico e nemmeno in caso di giornate di sciopero;

In presenza di più redditi di lavoro dipendente, i giorni compresi in periodi contemporanei devono essere computati una sola volta;

In presenza di contratti di lavoro dipendente a tempo determinato caratterizzati dall’effettuazione di prestazioni “a giornata” (ad esempio per i lavoratori edili e i braccianti agricoli), la detrazione spettante per le festività, i giorni di riposo settimanale e i giorni non lavorativi compresi nel periodo che intercorre tra la data d’inizio e quella di fine di tali rapporti di lavoro. Essa deve essere determinata proporzionalmente al rapporto esistente tra le giornate effettivamente lavorate e quelle previste come lavorative dai contratti collettivi nazionali di lavoro e dai contratti collettivi territoriali applicabili per i contratti a tempo indeterminato delle medesime categorie. Il risultato del rapporto, se decimale, va arrotondato all’unità successiva; L’anno deve essere sempre assunto come composto di 365 giorni, anche quando è bisestile.

Come si calcolano le detrazioni da lavoro dipendente part-time ?

La detrazione da lavoro dipendente spetta anche in caso di contratto di lavoro part-time. Il meccanismo di calcolo della detrazione non cambia, è quindi, quello visto in precedenza.

L’unica differenza sta nel fatto che la detrazione è rapportata al minor reddito da lavoro dipendente percepito per effetto dell’orario di lavoro ridotto.

In pratica, una persona che ha un contratto di lavoro part-time al 50% e lavora per 30 giorni al mese avrà diritto alla detrazione per 30 giorni, ma su un reddito che sarà circa la metà di un collega full-time. Il tutto, naturalmente, a parità di contratto collettivo nazionale e livello di inquadramento.

In ogni caso, è opportuno precisare che nessuna riduzione delle detrazioni va effettuata in caso di particolari modalità di articolazione dell’orario di lavoro. Ad esempio, il contratto part-time orizzontale, verticale o ciclico, né in caso di giornate di sciopero.

Come si calcola la detrazione da lavoro dipendente in caso di più contratti di lavoro ?

Nel caso in cui ci si trovi in presenza di più contratti di lavoro dipendente è necessario tenere presente una regola. I giorni di lavoro compresi in periodi contemporanei devono essere contati una sola volta.

Quindi, se il lavoratore è in possesso di più Certificazioni Uniche, in quanto ha avuto più rapporti di lavoro, la detrazione spetta una sola volta. In questi casi, la detrazione esatta deve essere obbligatoriamente effettuata presentando la dichiarazione dei redditi. Questo nel caso in cui entrambi i datori di lavoro abbiamo applicato la detrazione per lavoro dipendente.

Altrimenti, attraverso la compilazione del modulo di richiesta delle detrazioni, è possibile indicare ad ogni datore di lavoro quali detrazioni applicare. In questo modo, attraverso il conguaglio si potrà evitare, eventualmente, l’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Come si calcolano le detrazione per redditi da lavoro dipendente in caso di licenziamento o dimissioni ?

Il licenziamento o la dimissione comportano la conclusione di un rapporto di lavoro dipendente. Fino a quella data, le detrazioni fiscali, spettano in misura piena al lavoratore dipendente.

In caso di licenziamento o dimissione o cessazione del rapporto di lavoro, il calcolo delle detrazioni fiscali avviene, quindi, sulla base del reddito complessivo definitivo del lavoratore dipendente alla data della cessazione del rapporto di lavoro e il conseguente diritto ad un numero di giorni di detrazione per lavoro dipendente, nel mese di conclusione del rapporto di lavoro, pari ai giorni di detrazione spettanti dal primo giorno del mese al giorno di cessazione del rapporto di lavoro (incluso).

 

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Principio di competenza e rimanenze merci

L’articolo 2423-bis  prevede che si debba tener conto dei proventi e degli oneri di competenza dell’esercizio, indipendentemente dalla data dell’incasso o del pagamento e che “la rilevazione e la presentazione delle voci è effettuata tenendo conto della sostanza dell’operazione o del contratto”.

In questo modo si può rispettare il criterio temporale per il quale i componenti positivi e negativi di reddito vengono imputati al conto economico ai fini della determinazione del risultato d’esercizio.

Occorre quindi individuare i diritti, gli obblighi e le condizioni ricavabili dai termini contrattuali delle transazioni e confrontarli con le disposizioni dei principi contabili per accertare la correttezza dell’iscrizione o della cancellazione di elementi patrimoniali ed economici.

Le regole dei singoli principi contabili definiscono il momento in cui la rilevazione nel conto economico dei fatti aziendali è conforme al principio della competenza.

In base all’Oic 15 i crediti originati da ricavi per operazioni di vendita di beni sono rilevati in base al principio della competenza quando si verificano entrambe le seguenti condizioni: il processo produttivo dei beni è stato completato e si è verificato il passaggio sostanziale e non formale del titolo di proprietà, assumendo quale parametro di riferimento, per il passaggio sostanziale, il trasferimento dei rischi e benefici. Gli stessi criteri, dettati dall’Oic 19, valgono per la rilevazione dei debiti per competenza.

In particolare, salvo che le condizioni degli accordi contrattuali prevedano che il trasferimento dei rischi e benefici avvenga diversamente:

in caso di vendita di beni mobili, il trasferimento dei rischi e benefici si verifica con la spedizione o consegna dei beni stessi;
per i beni per i quali è richiesto l’atto pubblico (ad esempio, beni immobili) il trasferimento dei rischi e benefici coincide con la data della stipulazione del contratto di compravendita;

I crediti originati da ricavi per prestazioni di servizi sono rilevati in base al principio della competenza quando il servizio è reso, cioè la prestazione è stata effettuata.

In base all’Oic 13, i beni rientranti nelle rimanenze di magazzino sono rilevati inizialmente alla data in cui avviene il trasferimento dei rischi e benefici connessi al bene acquisito; il trasferimento dei rischi e dei benefici avviene di solito quando viene trasferito il titolo di proprietà secondo le modalità contrattualmente stabilite.

Se non vi è  coincidenza tra la data in cui avviene il trasferimento dei rischi e dei benefici e la data in cui viene trasferito il titolo di proprietà, prevale la data in cui è avvenuto il trasferimento dei rischi e dei benefici.

Di conseguenza le rimanenze di magazzino possono includere a titolo esemplificativo, ma non esaustivo:

le rimanenze di magazzino presso gli stabilimenti e magazzini della società, ad esclusione di quelle ricevute da terzi in visione, in prova, in conto lavorazione e/o deposito, ecc.,
le giacenze di proprietà della società presso terzi in conto deposito, lavorazione, prova, ecc.,
materiali, merci e prodotti acquistati, non ancora pervenuti bensì in viaggio quando, secondo le modalità dell’acquisto, sono stati già trasferiti alla società i rischi e i benefici connessi al bene acquisito (ad esempio: consegna stabilimento o magazzino del fornitore).

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