Patto di non concorrenza

 In Risorse Umane

Il patto di non concorrenza è l’accordo attraverso il quale il datore di lavoro ed il lavoratore
estendono l’obbligo di non concorrenza ad un periodo successivo alla cessazione del rapporto di
lavoro. Si tratta di un contratto a titolo oneroso ed a prestazioni corrispettive, la cui validità è
subordinata ai seguenti limiti:
– necessità della forma scritta, prevista ad substantiam;
– previsione di un corrispettivo;
– delimitazione delle attività di concorrenza vietate;
– limiti di durata e di luogo

Il patto di non concorrenza può essere sottoscritto contestualmente al contratto di lavoro, in
costanza di rapporto ovvero al termine del rapporto stesso, ma la sua validità si esplica comunque
dopo l’estinzione del rapporto di lavoro in quanto, in costanza di esso, il lavoratore è comunque
tenuto al dovere di fedeltà sopra richiamato.

In caso di violazione del patto da parte del lavoratore il datore di lavoro ha diritto ad ottenere la
cessazione, con provvedimento immediato del Giudice, dell’attività da parte del lavoratore, la
restituzione del corrispettivo versato ed il risarcimento dei danni provocati.
Essendo equiparabile ad un contratto, il patto di non concorrenza può essere sciolto soltanto con
il consenso di entrambe le parti a meno che le stesse non abbiano convenuto, all’atto della
stipulazione, la facoltà di recesso unilaterale del datore di lavoro.

Il patto di non concorrenza deve prevedere, a pena di nullità, un corrispettivo
predeterminato nel suo preciso ammontare, al momento della stipulazione del patto, giacché è in
tale momento che si perfeziona il consenso delle parti, e congruo rispetto al sacrificio richiesto al
lavoratore in quanto costituisce il prezzo di una parziale rinuncia al diritto al lavoro
costituzionalmente garantito.

L’importo pattuito deve tenere conto di quanto risulti limitata la
capacità di guadagno del lavoratore per effetto dei limiti previsti dal patto di non concorrenza alla
sua futura attività lavorativa. In ogni caso, il patto di non concorrenza non può essere talmente
ampio da impedire al lavoratore di esplicare la propria professionalità al punto da
comprometterne ogni potenzialità reddituale.

Il patto non può limitare il lavoratore al punto da rendere di fatto impossibile l’esercizio di ogni altra attività lavorativa inerente alle proprie attitudini professionali. Devono escludersi dal possibile oggetto del patto, in
quanto inidonee ad integrare concorrenza, attività estranee allo specifico settore produttivo o
commerciale nel quale opera l’azienda.
Il Codice Civile prevede la durata massima di cinque anni per i dirigenti e di tre anni per gli altri lavoratori subordinati. Tale limite non è derogabile dalla volontà delle parti. Qualora il patto preveda una durata maggiore, essa si riduce automaticamente al limite massimo previsto dalla norma.

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